La due diligence su un fornitore, oggi, si ferma quasi sempre a un istante fotografato: un DURC, una visura, un’autocertificazione raccolte prima della firma.

Se quella regolarità tenga nei mesi successivi, di norma, nessuno lo verifica più.

Il CIGAL nasce per cambiare questo.

Obiettivo: prevenzione e trasparenza

Il Cruscotto informativo per la gestione dei contratti di appalto tra privati nel settore della logistica, noto con l’acronimo CIGAL, è istituito presso il Ministero del Lavoro, con lo sviluppo tecnico affidato a Unioncamere.

È uno strumento pensato per portare trasparenza e legalità in uno dei comparti più sensibili e strategici dell’economia nazionale, attraverso la verifica sistematica della regolarità fiscale, contributiva e contrattuale delle imprese coinvolte negli appalti privati.

La norma che lo prevede è già legge — i riferimenti puntuali sono in fondo a questo articolo.

Come funziona CIGAL

La piattaforma metterà insieme informazioni oggi disperse tra più archivi: chi sono i soggetti che operano in un appalto, come è strutturato il contratto, quali subappalti coinvolge.

Nel cruscotto digitale confluiranno i dati provenienti da:

  • INPS — versamenti contributivi
  • INAIL — premi assicurativi e andamento infortunistico
  • Agenzia delle Entrate — regolarità fiscale e tributaria
  • Ispettorato Nazionale del Lavoro — sanzioni e violazioni accertate
  • Unioncamere — dati camerali e identificativi dell’impresa
  • Ministero dell’Economia e delle Finanze — coordinamento generale del sistema

Il risultato sarà un esito sintetico — più volte descritto come un sistema “a semaforo” — sulla regolarità complessiva di un’impresa appaltatrice.

Attraverso indicatori di rischio, il sistema potrà segnalare in automatico le anomalie più significative: incongruenze tra numero di dipendenti e volumi di lavoro, discrepanze nei versamenti previdenziali, irregolarità contrattuali.

Una sezione dedicata raccoglierà inoltre le sanzioni già accertate dagli organi di vigilanza, restituendo un quadro strutturato delle criticità rilevate nella filiera.

Cosa cambia per chi gestisce appalti

Stazioni appaltanti e imprese potranno accedere a un sistema unico che rafforza la tracciabilità dei rapporti di lavoro e riduce il rischio di infiltrazioni e subappalti irregolari.

Il Cruscotto diventa così uno strumento concreto per valutare la solidità di una controparte prima della firma di un contratto — un dato che oggi richiede tempo e più richieste documentali, e che la piattaforma renderà invece immediato.

Per il committente significa scegliere con più informazioni a disposizione, riducendo l’esposizione alla responsabilità solidale prevista dall’art. 29 del D.Lgs. 276/2003: una responsabilità che oggi colpisce anche chi ha agito in buona fede.

Per i consulenti del lavoro e i professionisti fiscali, il CIGAL diventa uno strumento utile per anticipare controlli e rafforzare la compliance dei propri assistiti, prima che un’anomalia diventi un contenzioso.

Chi lo ha promosso

Il CIGAL è stato proposto da Assologistica nel 2021, e nel tempo ha raccolto il sostegno di un fronte ampio di promotori — tra cui Confindustria, Federdistribuzione, le centrali cooperative Confcooperative, Legacoop e Agci, Centromarca, Compagnia delle Opere e FIAP Autotrasporti, oltre agli Osservatori del Politecnico di Milano, solo per citarne alcuni.

Tutti accomunati dallo stesso obiettivo: una filiera logistica sempre più regolata e trasparente.

Non è quindi uno strumento percepito come un adempimento imposto dall’esterno, ma una richiesta che arriva dal settore stesso. Chi opera già con fornitori regolari, contratti collettivi rispettati e contribuzione continuativa non ha ragione di temerlo — è, semmai, lo strumento che rende quella regolarità un vantaggio finalmente visibile e dimostrabile.

Cosa manca, e da quando

La norma istitutiva è legge dal luglio 2025. Resta da adottare il decreto interministeriale attuativo, che definirà le regole tecniche e operative della piattaforma — era atteso entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, quindi entro la metà di settembre 2025.

A oggi non risulta ancora pubblicato; il tavolo tecnico per definirne le specifiche si è insediato a inizio novembre 2025, e i lavori proseguono.

Il tempo che separa questo momento dall’attivazione della piattaforma è il margine che resta per adeguarsi a uno strumento che, prima o poi, renderà la regolarità di una filiera un dato consultabile, non più un’ipotesi.

Riferimenti normativi

D.L. 21 maggio 2025, n. 73, convertito con modificazioni dalla L. 18 luglio 2025, n. 105 e s.m.i., art. 1-quater.
Responsabilità solidale: art. 29, D.Lgs. 276/2003 e s.m.i.

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